Il Consiglio del partito del PS Svizzero ha deciso oggi di unirsi alle altre organizzazioni e di rinunciare a un referendum contro il Pacchetto di sgravio 27 della consigliera federale Karin Keller-Sutter. Ora servono finalmente soluzioni sostenibili sul lato delle entrate e la fine di questa spirale di tagli.
«Un referendum potrebbe essere lanciato solo contro una parte nettamente minoritaria delle misure di smantellamento decise», afferma Cédric Wermuth, copresidente del PS Svizzero. «Anche in caso di successo alle urne, la pressione di tagliare – generata dal massiccio e inutile aumento delle spese militari – verrebbe spostata, attraverso il meccanismo del freno all’indebitamento, sulle cosiddette spese non vincolate, in particolare sulla cooperazione internazionale. Invece di riempire di soldi l’esercito, il DDPS dovrebbe finalmente utilizzare i propri mezzi in modo più efficiente.»
Il Consiglio di partito del PS Svizzero ha quindi deciso oggi di unirsi ad altre organizzazioni e di rinunciare a lanciare un referendum. «Quello che serve ora è una politica finanziaria che non punti ai tagli per rispettare un freno all’indebitamento rigido, ma che permetta investimenti nel futuro», continua Wermuth. «Le proposte in questo senso sono sul tavolo da tempo.»
Per il PS è chiaro: non manca il denaro, ma la volontà politica di intervenire sul lato delle entrate. Il PS ha infatti più volte proposto alternative alla politica finanziaria borghese: una riforma del freno all’indebitamento, la correzione dei privilegi fiscali concessi negli ultimi anni alle grandi imprese, la reintroduzione di un’imposta sul capitale a livello federale, l’abolizione della tassazione privilegiata dei dividendi oppure una tassa sugli utili immobiliari.
