Per quanto riguarda l’uguaglianza e l’autodeterminazione delle persone con disabilità, la Svizzera ha ancora un grande ritardo da colmare. Con il messaggio adottato oggi sul controprogetto indiretto all’iniziativa per l’inclusione, il Consiglio federale intende attuare rapidamente e concretamente alcune rivendicazioni centrali a livello legislativo. Il PS Svizzero accoglie con favore questo passo, ma si aspetta ora che il Parlamento rafforzi il controprogetto affinché autodeterminazione, uguaglianza e partecipazione politica siano davvero garantite.
«Per le persone con disabilità non si tratta di politica simbolica, ma di realtà quotidiana», afferma il Consigliere nazionale socialista Islam Alijaj. «Il controprogetto contiene elementi importanti. Ora è decisivo che si traducano in miglioramenti vincolanti – per una vera autodeterminazione e partecipazione.»
È positivo che, dopo la procedura di consultazione, il Consiglio federale abbia ripreso alcune critiche centrali: in futuro il campo di applicazione dovrebbe comprendere tutte le persone con disabilità, e non solo quelle che beneficiano di prestazioni AI. Si riconosce così che l’inclusione non è soltanto una questione di assicurazioni sociali, ma soprattutto di uguaglianza e partecipazione. Ciononostante, resta ancora molto da fare: circa 1,8 milioni di persone con disabilità in Svizzera continuano a confrontarsi con ostacoli strutturali, ad esempio nell’accesso al lavoro, alla formazione, all’alloggio, alla mobilità, alle cure sanitarie, alla cultura e alla partecipazione politica.
Il cuore del controprogetto è una nuova legge quadro sull’inclusione. Questa può costituire la base per promuovere in modo sistematico l’attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Tuttavia, senza obiettivi chiari e verificabili, l’inclusione rischia di rimanere un principio senza effetti concreti. «Le persone con disabilità aspettano da anni progressi tangibili», afferma la Consigliera agli Stati socialista Flavia Wasserfallen. «La legge deve quindi contenere misure vincolanti, scadenze precise e strumenti efficaci di attuazione. Solo così l’inclusione non resterà una promessa continuamente rinviata, ma diventerà realtà vissuta.»
Ora spetta al Parlamento strutturare il controprogetto in modo che produca effetti concreti nella vita quotidiana – per una maggiore autodeterminazione, una partecipazione paritaria e una Svizzera davvero inclusiva.