La maggioranza di destra della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-N) si allinea al Consiglio degli Stati nell’attuazione della mozione Ettlin: i contratti collettivi di lavoro (CCL) dichiarati di obbligatorietà generale dovrebbero avere la precedenza sui salari minimi cantonali e comunali – anche quando prevedono salari inferiori. Il Partito Socialista Svizzero critica duramente questa decisione. Non si tratta solo di un attacco al potere d’acquisto, ma anche a decisioni democratiche.
«Questo progetto di legge, nella sua forma attuale, è un attacco frontale al potere d’acquisto di chi è già fortemente sotto pressione», afferma il co-presidente del PS Svizzero e consigliere nazionale Cédric Wermuth.
I salari minimi cantonali e comunali sono il risultato di decisioni democratiche prese dalla popolazione a livello locale. «Scavalcarli tramite una legge federale rappresenta una violazione della Costituzione e del federalismo – come hanno chiaramente sottolineato il Consiglio federale e i Cantoni», prosegue Cédric Wermuth. «E nemmeno la cosiddetta tutela dei diritti acquisiti cambia la sostanza: senza adeguamenti al rincaro, i salari minimi interessati vengono progressivamente erosi – e proposte in corso in altri Cantoni e Comuni verrebbero fortemente limitati.»
Per il Partito Socialista Svizzero è chiaro: questo attacco frontale ai salari minimi è inaccettabile e la modifica legislativa sarà combattuta con la massima determinazione.
